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  • cosimocarovanicello

Presentazione Cd "I Canti dopo l'Apocalisse"

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Questa produzione nasce come un abito su misura, disegnato (composto) dal Maestro Andrea Portera per il giovane, ma già affermato Quartetto Indaco. Tutte le musiche infatti sono frutto di una nuova commissione che EMA Vinci ha affidato al maestro Andrea Portera.

Andrea Portera Quartetto n°3 Canti dopo l’Apocalisse QUARTETTO INDACO

Sette brani, ognuno dei quali parte dalla figura allegorica de “i sette sigilli” dell’Apocalisse che l’evangelista Giovanni dichiara di aver scorto in una visione descritta nell’ultimo libro della Bibbia. Ogni movimento ha quindi una sezione iniziale che musicalmente si manifesta come emblema di figure ed eventi di carattere archetipico: i sette sigilli, come emblema della società moderna. Forse la nostra epoca ha in sé i semi dell’Apocalisse dogmatica e archetipica descritta nella Bibbia. I sette sigilli sono figure emblematiche facilmente riconoscibili in eventi che la moderna società ci pone sotto gli occhi quotidianamente; nella loro descrizione essi si presentano così: all’apertura dei primi quattro sigilli appaiono quattro cavalieri che seguono l’invito di creature e cherubini, che, con voce di tuono, dicono “Vieni” (parola che troverà corrispondenza musicale come “segnale” che dà l’incipit allo sviluppo strutturale).

1) Il primo è su un cavallo bianco, ha un arco e gli viene data una corona: deve completare una battaglia, vincendo. 2) Il secondo cavaliere è su un cavallo color fuoco; il suo compito è quello di togliere la pace dalla terra, per cui gli viene data una grande spada. 3) Il terzo cavaliere, che appare all’apertura del terzo sigillo, è su un cavallo nero eha una bilancia in mano. 4) Il quarto ed ultimo cavaliere è su un cavallo pallido, il cui cavaliere si chiamava Morte, con l’Ades che lo segue da vicino. 5) All’apertura del quinto, la visione di Giovanni vede un altare su cui furono uccisi i martiri e in nome di Dio invocano giustizia affinché siano vendicati. 6) All’apertura del sesto sigillo la visione vede un gran terremoto, il sole diventa nero, le stelle cadono sulla terra, il cielo si arrotola su se stesso, monti e isole scompaiono. 7) All’apertura del settimo sigillo, sette angeli suonano sette trombe, dopo un lungo silenzio in cielo, quindi è dato l’avvio ad una serie di sette ulteriori avvenimenti catastrofici.

Nel Quartetto n°3 è quindi l’Apocalisse biblica a generare l’incipit ideologico su cui costruire l’intera opera e ogni sigillo si adatta alle tematiche della modernità, tradotto in quei segnali che il

mondo attuale vive, soprattutto nella sua dimensione catastrofica. Ma ogni sigillo ha anche una sorta di “domanda musicale” a cui segue una risposta non dogmatica, emozionale, in cui, dalla


prospettiva di rinascita, si tenta di valorizzare gli aspetti che rendono la razza umana straordinaria e generatrice di speranza. Esiste però un ulteriore aspetto, non secondario, che trasla lo scenario apocalittico in una dimensione nel campo della creatività e della ricerca estetica, dove i “canti dopo…” sono espressione di un’esigenza espressiva spontanea, genuina, che ritrovi una dimensione più comunicativa dopo che l’arte musicale (e non solo), travolta da due guerre mondiali e da una società frenetica, ha essenzialmente basato la “contemporaneità artistica” sulla provocazione, l’imprevedibilità, lo strutturalismo analitico-matematico, togliendo al gesto intuitivo quel ruolo di guida interiore, fondamentale per giungere a una connessione più profonda con gli altri.

(Marco Cardone)


https://www.emavinci.it/contemporanea/archives/3692





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